“A prima vista, l’accordo sui centri di rimpatrio nei paesi terzi potrebbe sembrare la realizzazione di una richiesta di lunga data. In realtà, la bozza del regolamento sui rimpatri lascia questi centri puramente facoltativi, esclude esplicitamente i minori e le loro famiglie e il meccanismo di monitoraggio proposto rischia, come prevedibile, di diventare uno strumento di strumentalizzazione politica da parte delle ONG di sinistra. Inoltre, non vi è ancora alcun segno di centri di smistamento al di fuori dell’Europa.”.
L’elenco UE dei paesi di origine sicuri rivela inoltre evidenti lacune e ignora le mutevoli realtà geopolitiche, il che significa che i paesi di provenienza dei richiedenti asilo e della criminalità, quali la Siria o l’Afghanistan, rimangono completamente esclusi dalle procedure accelerate proposte. Anche l’accordo sul cosiddetto «fondo di solidarietà» va respinto: in realtà non è altro che una ridistribuzione forzata di immigrati clandestini e una palese violazione della sovranità nazionale.
Non si intravede all’orizzonte alcun vero cambiamento di rotta nella politica migratoria. Al contrario, l’opinione pubblica, sempre più inquieta, viene placata con titoli ad effetto destinati ai media: una messinscena politica a spese dei cittadini comuni.”