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La politica climatica di Bruxelles mette a rischio l’ambiente e l’economia – La Corte dei conti critica il fondo per la decarbonizzazione

Ufficio stampa del Gruppo ESN · 1 minuto di lettura
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Nel suo Parere n. 13/2026, recentemente pubblicato, la Corte dei conti europea ha individuato gravi carenze nel Fondo temporaneo per la decarbonizzazione previsto dalla Commissione europea. I revisori avvertono che, se attuato nella forma proposta, non sarà possibile garantire una sana gestione finanziaria dei fondi.

Le critiche della Corte sollevano questioni fondamentali, in particolare nell’ambito della politica europea in materia di clima e ambiente. Tra le altre cose, i revisori sottolineano la mancanza di regole chiare per la gestione del fondo e carenze strutturali nella sua concezione. Anche il previsto compenso retroattivo per misure già completate viene valutato criticamente, in quanto tocca i principi fondamentali di una sana governance di bilancio.

Alla luce degli strumenti esistenti, quali il sistema di scambio delle quote di emissione (ETS) e il meccanismo di adeguamento alle frontiere del carbonio (CBAM), si sta intensificando il dibattito sull’efficienza, la definizione degli obiettivi e l’impatto ambientale dell’attuale politica climatica dell’UE.

Anja Arndt, eurodeputata dell’AfD e membro della Commissione per l’ambiente, la sanità pubblica e la sicurezza alimentare (ENVI), ha dichiarato:

“La Corte dei conti conferma: la politica climatica di Bruxelles è costosa, burocratica e ostile all’industria. Allo stesso tempo, essa comporta un degrado ambientale e un ulteriore stress ecologico a causa della massiccia espansione dell’energia eolica e solare. Con l’ETS 1, le imprese industriali sono sempre più sottoposte a pressioni dovute a prelievi elevati. Il fondo per la decarbonizzazione previsto dimostra come Bruxelles crei dapprima dei problemi e poi cerchi di nascondere i propri fallimenti politici con nuovi schemi di ridistribuzione.’