Al centro di tutto vi sono i piani per un “Centro europeo per la resilienza democratica”, una rete di fact-checking a livello europeo, nonché un generoso sostegno ai cosiddetti “media affidabili” e a una “rete europea di influencer”.
Christine Anderson, eurodeputata del Gruppo ESN, ha commentato:
“Una cosa del genere non ha posto in una democrazia libera. Non è una novità che l’UE si aggrappi – e ampli – un vasto sistema di sovvenzioni per le ONG e le organizzazioni della società civile che aderiscono all’agenda ufficiale dell’UE, rendendole direttamente dipendenti finanziariamente dalla Commissione.
Le decine di scandali relativi a finanziamenti illegali alle ONG non hanno chiaramente impedito all’UE di asservire la società civile ai propri fini. Le ONG vengono trasformate in GONGO – ONG organizzate dal governo, come in Cina.
Tutte queste misure mirano a politicizzare quella che viene definita società civile. Quando lo Stato retribuisce coloro che decidono quale sia la verità, ciò non è democrazia; si tratta di un’opinione pubblica manipolata.
Bruxelles parla di ‘protezione della democrazia’, ma ciò che intende realmente è proteggersi dalla diversità democratica di opinione. Chiunque tenti di esercitare un controllo politico sui media, sulle piattaforme e sugli influencer sta distruggendo proprio le fondamenta che sostiene di difendere.
Con questo programma, la Commissione si erge a arbitro supremo della verità in Europa – dalla verifica dei fatti e dall’osservazione elettorale fino alla promozione di contenuti ‘corretti’.
Si tratta di autoaffermazione ideologica: un ministero europeo della verità in nome della resilienza. Ma la democrazia non ha bisogno di muri protettivi; ha bisogno di libertà e di un dibattito vigoroso. Chiunque cerchi di proteggere la democrazia dal popolo, in realtà, la sta smantellando.”