“Dall’inizio dell’immigrazione clandestina di massa nel 2015, nell’UE sono state presentate circa 9 milioni di domande di asilo. Il numero di immigrati clandestini non registrati è probabilmente molto più elevato. Questa ondata migratoria ha sottoposto l’Europa a uno shock sistemico totale, le cui conseguenze la popolazione europea deve ancora sopportare oggi: dai problemi di sicurezza in forte aumento ai sistemi sociali sovraccarichi.
Tuttavia, non vi è ancora alcun segno di un cambiamento di rotta politica: una protezione efficace delle frontiere esterne continua a non esistere; il sistema di ingresso/uscita (EES), che avrebbe dovuto registrare tutti gli ingressi e le uscite già a partire dal 2022, non è ancora stato pienamente attuato; e le norme di Dublino, in base alle quali le domande di asilo devono essere trattate esclusivamente nel primo paese europeo di ingresso, continuano a essere ignorate. La cooperazione con paesi terzi quali la Turchia o gli Stati africani si è rivelata un fiasco multimiliardario e inefficace; le procedure di asilo rimangono troppo lente e sono ulteriormente ostacolate da un’interpretazione eccessivamente ideologica della Convenzione sui diritti umani da parte dei tribunali europei; e anche in caso di decisione negativa in materia di asilo, meno di un immigrato clandestino su cinque viene effettivamente espulso.
Anziché stendere il tappeto rosso alla migrazione di massa illegale, ciò di cui si ha bisogno ora più che mai è una rigorosa politica del ‘No-Way’: ciò include la riduzione deliberata dell’attrattiva della richiesta di asilo in questo territorio, la sospensione temporanea del diritto di asilo, l’istituzione di centri di partenza, l’avvio di una campagna di espulsione su larga scala e l’installazione di fortificazioni fisiche alle frontiere esterne. Inoltre, è necessario un aumento sostanziale delle risorse e una modifica del mandato dell’agenzia dell’UE per la protezione delle frontiere Frontex, che ormai funziona più come un comitato di accoglienza per gli immigrati clandestini anziché proteggere efficacemente le frontiere esterne. Solo con tali misure sarà possibile preservare l’identità dell’Europa e garantire in modo sostenibile la sicurezza della popolazione.”