Il governo degli Stati Uniti ha revocato il previsto divieto sulle auto nuove con motori a combustione interna, nonché inasprito i requisiti in materia di emissioni. Lee Zeldin, il neo-nominato responsabile ambientale degli Stati Uniti, ha abrogato il regolamento “Endangerment Finding”, che fino ad ora costituiva la base della politica climatica statunitense nel settore dei trasporti. La decisione è stata ufficialmente sostenuta dal presidente Donald Trump e segna una chiara svolta nella politica industriale e ambientale americana.
A tal proposito, Markus Buchheit, membro del Gruppo ESN, ha dichiarato:
“Donald Trump dimostra che il buon senso economico e una politica industriale tecnologicamente neutrale non devono necessariamente essere in contraddizione tra loro — a differenza della Commissione europea e della sua agenda verde paternalistica.».
Gli Stati Uniti stanno così correggendo un errore decisivo. L’UE, al contrario, si attiene ostinatamente al proprio divieto, pianificato a livello centrale, sui motori a combustione a partire dal 2035 — e sta deliberatamente distruggendo centinaia di migliaia di posti di lavoro nell’industria automobilistica e in quella dei fornitori.
Mentre Friedrich Merz lamenta pubblicamente la fine del motore a combustione, il suo partito ne ha da tempo spianato la strada al Parlamento europeo e in seno al Consiglio. L’Unione sta conducendo un doppio gioco: a Bruxelles votano diligentemente insieme ai Verdi e ai Socialisti, mentre a Berlino si presentano come l’opposizione. Si tratta di un vero e proprio inganno nei confronti degli elettori.
La Germania non ha bisogno di finte e dibattiti di facciata, ma di una chiara inversione di rotta nella politica industriale. Abbiamo bisogno di mobilità accessibile, neutralità tecnologica e una base industriale affidabile — anziché dogmi ecologisti ed esperimenti burocratici di Bruxelles.”