“L’attribuzione di presunte attività anticostituzionali a un organo di stampa che — indipendentemente dalla sua linea editoriale — agisce nell’ambito della libertà di espressione tutelata dalla Costituzione ha superato un limite giuridico che non dovrebbe mai essere varcato in una democrazia occidentale. Questa strumentalizzazione politica delle istituzioni statali, avviata dall’ex ministra dell’Interno Nancy Faeser per mettere alla gogna gli attori mediatici non di sinistra, è stata pertanto oggi giustamente e inequivocabilmente respinta dal Tribunale amministrativo federale.
Soprattutto a livello europeo, dove stanno prendendo piede gli sforzi volti a frenare la cosiddetta disinformazione e a controllare i media alternativi, questa sentenza riveste anche un’importanza internazionale. Essa rafforza le forze presenti nel Parlamento europeo che si oppongono con vigore all’espansione di una struttura centralizzata di censura e sorveglianza. La diversità di opinione non è un rischio da gestire, bensì il fondamento di ogni democrazia funzionante. La decisione odierna dovrebbe inviare un segnale chiaro a Bruxelles: la censura e la regolamentazione dei media non devono diventare strumenti di conformismo ideologico.”
Petr Bystron, organizzatore della “Conferenza dei media liberi al Bundestag” e collega eurodeputato del Gruppo ESN, ha aggiunto:
“Dovrebbe essere ovvio che i mezzi di comunicazione non sono vietati in Germania. La libertà di espressione e la libertà di stampa sono tutelate dalla Costituzione. Le perquisizioni presso la redazione di Compact e il tentativo dell’ex ministra dell’Interno Nancy Faeser di vietare la testata hanno segnato un punto basso e poco glorioso nell’abuso delle istituzioni statali per reprimere l’opposizione in Germania.
È giunto il momento di affrontare questo abuso e l’ingiustizia inflitta alle vittime: la Faeser e i suoi complici devono essere ritenuti responsabili di abuso d’ufficio e di indebolimento dello Stato, ricorrendo a ogni mezzo legale a disposizione.”