“Ciò che qui viene spacciato come una visione del futuro si rivela essere un gigantesco mostro fatto di sussidi e burocrazia. Il conto ricade sulle famiglie, sugli artigiani e sull’industria, mentre Bruxelles non offre alcuna garanzia di sicurezza dell’approvvigionamento, di prezzi stabili o di autentica apertura tecnologica. Solo entro il 2030 saranno spesi 584 miliardi di euro: un buffet a volontà per i gruppi di pressione, pagato dai consumatori di energia elettrica e dalle piccole imprese.
Con la prevista gestione a livello dell’Unione europea, la Commissione ignora le situazioni di partenza molto diverse tra gli Stati membri. Chiunque pianifichi reti distaccate dalla realtà crea nuove dipendenze dalla produzione volatile, costringe le aziende ad alto consumo energetico a delocalizzare e fa lievitare ulteriormente i prezzi. Anziché consentire una concorrenza realmente neutrale dal punto di vista tecnologico, viene imposta l’ennesima panacea verde, accompagnata da una montagna di obblighi di rendicontazione.
Dopo il recente blackout su vasta scala nella penisola iberica, dovrebbe essere evidente a tutti che la sicurezza dell’approvvigionamento e la prudenza economica devono avere la priorità. Eppure, invece di trarne insegnamento, Bruxelles sta optando per un’ulteriore aumento delle normative, del centralismo e delle illusioni. Respingiamo categoricamente la presente relazione, nell’interesse dei cittadini, del futuro industriale dell’Europa e della sovranità degli Stati membri.”