Alexander Sell, eurodeputato dell’ESN e membro della Commissione per gli affari esteri (AFET), ha dichiarato:
“Le ulteriori sanzioni adottate ieri nell’ambito della cosiddetta risposta alle ‘minacce ibride russe’ segnano un altro punto basso nella politica europea. Ciò che viene presentato con il pretesto della sicurezza si rivela, a un esame più attento, un’estensione, motivata da ragioni politiche, di un regime di sanzioni che mina sempre più lo Stato di diritto e, al contempo, rende sistematicamente impossibile qualsiasi serio processo di pace e riavvicinamento politico.”
Mary Khan, eurodeputata dell’ESN e membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), ha proseguito:
“Il fatto che non solo attori statali, ma ora anche analisti, accademici, ex militari e influencer vengano inseriti nelle liste delle sanzioni è estremamente allarmante. L’UE sta così abbandonando il terreno di un ordine pluralistico per intraprendere un percorso pericoloso di politica ideologica. Chiunque si discosti dalla narrativa ufficiale sull’Ucraina, sulla NATO o sulla politica estera dell’UE è sempre più esposto al rischio di stigmatizzazione politica e di conseguenze economiche esistenziali.
Particolarmente problematica è la definizione deliberatamente vaga e politicamente elastica di ‘disinformazione’ e ‘narrazioni destabilizzanti’. Questi termini sono ormai da tempo diventati slogan di battaglia politica, utilizzati per delegittimare posizioni scomode e mettere sistematicamente a tacere le voci critiche.”
In conclusione, Sell ha affermato:
“Anziché concentrarsi sulla distensione, sulla diplomazia e su una politica estera indipendente orientata agli interessi europei, l’UE sta ulteriormente inasprendo la propria logica di confronto. Così facendo, non solo rischia un’escalation in materia di politica estera, ma approfondisce anche l’alienazione di ampie fasce della popolazione europea dalle istituzioni dell’Unione.”