In risposta a un’interrogazione scritta sul ruolo dell’energia nucleare nella politica energetica europea, la Commissione europea ha affermato che, nonostante l’attuale crisi energetica, intende mantenere una linea politicamente motivata volta a limitare l’energia nucleare. Sebbene la risposta riconosca che alcuni Stati membri continuano ad avvalersi dell’energia nucleare, l’orientamento politico dell’UE rimane chiaramente contrario a questa forma di energia sicura, affidabile, di base e a basse emissioni di CO₂.
Alexander Jungbluth, portavoce per le questioni di bilancio del Gruppo ESN e cofirmatario dell’interrogazione scritta, ha dichiarato:
“La risposta della Commissione europea dimostra ancora una volta che i pregiudizi ideologici contano più della realtà sul campo e degli interessi legittimi dei cittadini e delle imprese europee. Sebbene la Commissione affermi che gli Stati membri siano liberi di determinare il proprio mix energetico, allo stesso tempo sta utilizzando regolamenti, norme e criteri di finanziamento per escludere di fatto l’energia nucleare dal sistema energetico europeo. Si tratta a tutti gli effetti di una progressiva privazione dei diritti degli Stati membri.”.
Gli Stati membri devono essere realmente liberi di decidere in che misura ricorrere all’energia nucleare. Ciò implica garantire che l’energia nucleare sia trattata in modo paritario in tutti i quadri normativi pertinenti dell’UE, dalla tassonomia alle norme sugli aiuti di Stato fino ai programmi di ricerca, e non sia penalizzata dall’ideologia verde. È del tutto inaccettabile che l’UE, attraverso ostacoli burocratici e una politica di finanziamento selettiva, stia di fatto perseguendo una forma di pianificazione energetica centralizzata i cui costi ricadono soprattutto sui cittadini e sulle piccole e medie imprese.”