La Commissione europea ha presentato il cosiddetto “pacchetto omnibus sul digitale”. Ufficialmente, esso mira a semplificare e armonizzare la legislazione digitale esistente, comprese le norme in materia di protezione dei dati, dati e intelligenza artificiale. Gli esperti, tuttavia, avvertono che le modifiche proposte vanno ben oltre gli adeguamenti tecnici. Essi temono un abbassamento degli standard di protezione dei dati, un indebolimento delle garanzie esistenti e conseguenze negative per i diritti fondamentali quali la libertà di espressione, la libertà di stampa e la libertà di informazione.
A tal proposito, Mary Khan, deputata al Parlamento europeo membro dell’ESN e membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), ha dichiarato:
“Ciò che la Commissione europea presenta qui come una mera ‘semplificazione’ costituisce in realtà una massiccia interferenza con gli standard di protezione consolidati in Europa. Con il pretesto di ridurre la burocrazia, si stanno mettendo in gioco diritti fondamentali. Anziché difendere gli elevati standard europei in materia di protezione dei dati, la Commissione sta aprendo la strada a una graduale erosione del GDPR.».
È particolarmente allarmante che le attuali misure di salvaguardia contro il tracciamento abusivo, i sistemi di intelligenza artificiale opachi e l’uso incontrollato dei dati possano essere indebolite. Le organizzazioni per i diritti civili avvertono giustamente che ciò potrebbe influire indirettamente anche sulla libertà di stampa. Chiunque relativizzi la protezione dei dati indebolisce anche la tutela delle fonti giornalistiche e, con essa, uno dei pilastri fondamentali di qualsiasi società libera.
La Commissione sembra allinearsi sempre più strettamente agli interessi delle grandi aziende tecnologiche, anziché difendere con coerenza i diritti dei cittadini. Se gli obblighi vincolanti in materia di protezione vengono indeboliti e i meccanismi di controllo allentati, a trarne vantaggio non saranno i cittadini europei, bensì le multinazionali digitali globali.
Ci opporremo con fermezza a questo corso. L’Europa non ha bisogno di una deregolamentazione strisciante a scapito della libertà, ma di norme chiare e applicabili che tutelino i diritti civili anziché rinunciarvi.”