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Bruxelles priva le nazioni del potere: dopo l’uscita di Orbán, potrebbero essere approvati miliardi senza diritto di veto

Ufficio stampa del Gruppo ESN · 1 minuto di lettura
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L’UE sta discutendo l’abolizione del principio di unanimità nella politica estera e di sicurezza. Il fattore scatenante è il ripetuto blocco delle decisioni da parte di singoli Stati membri, da ultimo in merito al prestito previsto per l’Ucraina di circa 90 miliardi di euro. In futuro, tali decisioni dovranno essere prese a maggioranza, al fine di aumentare la capacità di azione dell’UE. Allo stesso tempo, gli sviluppi politici in Ungheria stanno modificando gli equilibri di potere, poiché potrebbe scomparire uno dei principali critici di questo approccio.

A tal proposito, Alexander Sell, deputato europeo dell’AfD e membro della Commissione per gli affari esteri (AFET), ha dichiarato:

“Ciò che si sta preparando qui è una profonda ristrutturazione della politica estera europea a scapito degli Stati nazionali. Il principio di unanimità garantisce che ogni paese possa tutelare i propri interessi in materia di guerra, pace e obblighi internazionali. Se tale principio venisse abolito, Stati come la Germania potrebbero in futuro essere costretti ad adottare decisioni di politica estera e a partecipare a programmi multimiliardari in euro senza poter difendersi in modo efficace.

Con il cambiamento politico in Ungheria, la scomparsa di uno degli ultimi paesi che si è opposto a un aumento degli aiuti all’Ucraina sta diventando ora una possibilità concreta. Ciò aumenta significativamente la probabilità che il prestito da 90 miliardi di euro e ulteriori pacchetti finanziari vengano semplicemente approvati senza difficoltà.

Allo stesso tempo, questo sviluppo apre la strada a una politica comune in materia di debito e, a lungo termine, agli eurobond, anch’essi senza l’unanimità. L’UE si sta quindi trasformando sempre più in un attore centralizzato della politica estera che prevale sugli interessi nazionali. Ciò comporta un minore controllo da parte degli Stati membri e un ulteriore allontanamento dai cittadini.”