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“La ”Legge sull’acceleratore industriale“ rappresenta una pianificazione centrale in stile Bruxelles travestita da ”Made in Europe»

Ufficio stampa del Gruppo ESN · 2 min di lettura
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Una normativa dell’UE dovrebbe “accelerare” l’industria europea, ma, secondo il Gruppo ESN, rischia di comportare un maggiore centralismo, ulteriori requisiti e una minore certezza di pianificazione per le imprese e i lavoratori.

In occasione della presentazione della “Legge sull’acceleratore industriale” da parte della Commissione europea, il deputato europeo Markus Buchheit (AfD), membro della commissione per l’industria (ITRE), ha dichiarato:

“La proposta legislativa, che si dice sia un elemento centrale del ‘Clean Industrial Deal’, non offre né all’industria europea né ai suoi cittadini una reale sicurezza.

A giudizio del Gruppo ESN, la bozza introduce principalmente nuovi obblighi di rendicontazione, criteri poco chiari e ulteriore incertezza. Con lo slogan ‘Made in Europe’, la Commissione sta cercando di rafforzare sempre più il controllo sulla politica industriale da Bruxelles, compresa la decisione su quali settori debbano essere considerati ‘strategici’ e su come debbano essere indirizzati i fondi pubblici e gli appalti.

Chiunque desideri davvero rendere forte l’Europa deve avvalersi della diversità delle nostre economie, anziché costringerle in una camicia di forza ideologica di uniformità. Ciò che qui viene spacciato per accelerazione è in realtà un ulteriore passo verso la pianificazione centralizzata in stile Bruxelles.

Anziché condizioni quadro aperte alla tecnologia ed energia a prezzi accessibili, si stanno estendendo nuovi requisiti, quote e regimi di sovvenzioni. Le industrie ad alto consumo energetico, il settore automobilistico, compresi i suoi fornitori, e molti dei settori industriali chiave dell’Europa vengono gravati ulteriormente, sebbene i costi energetici e normativi stiano già minando la competitività oggi.

Senza energia a prezzi accessibili, nessun ‘Made in Europe’ potrà funzionare, ma solo un ‘Chiuso per affari’.

Chiediamo pertanto un cambiamento di rotta: meno centralizzazione, maggiore responsabilità nazionale, meno burocrazia, innovazione aperta alla tecnologia e, soprattutto, condizioni quadro affidabili per gli investimenti.

Le politiche industriali, energetiche e strutturali devono tornare nelle mani degli Stati nazionali sovrani, dove si affrontano le conseguenze e si attuano le soluzioni. Al Parlamento europeo, ci opporremo con fermezza a questa legge sull’acceleratore industriale.”