Gruppo al Parlamento europeo

Home / La politica energetica dell’UE sta aggravando la crisi della crescita e l’inflazione

La politica energetica dell’UE sta aggravando la crisi della crescita e l’inflazione

Ufficio stampa del Gruppo ESN · 2 min di lettura
Condividi

Nel corso del Dialogo economico tenutosi ieri in seno alla commissione ECON, il commissario europeo Valdis Dombrovskis ha messo in guardia dai significativi rischi economici derivanti dalla crisi dei prezzi dell’energia. Secondo la Commissione, nuovi shock nell’approvvigionamento energetico potrebbero ridurre la crescita nel 2026 e nel 2027 fino a 0,6 punti percentuali e aumentare l’inflazione fino a 1,5 punti percentuali. Ciononostante, la Commissione mantiene la rotta attuale. A tal proposito, Siegbert Droese, deputato europeo dell’AfD, ha dichiarato:

“Le dichiarazioni della Commissione mettono a nudo l’attuale politica dell’UE: essa stessa descrive l’enorme danno economico causato dalla propria politica energetica, eppure continua imperterrita ad attuarla.

La Commissione conferma che la propria politica sta rallentando la crescita e alimentando l’inflazione. Allo stesso tempo, intende intensificare ulteriormente questa linea d’azione, con una maggiore regolamentazione, un maggiore intervento e un aumento dei prezzi dell’energia dettato da ragioni politiche. Non si tratta di gestione della crisi, bensì di una politica contro la propria stessa economia.

Mentre i cittadini e le imprese soffrono a causa degli elevati prezzi dell’energia, Bruxelles continua ad aggrapparsi a progetti ideologici. Il trattamento preferenziale riservato all’elettricità rispetto ai combustibili fossili e l’ulteriore inasprimento del sistema di scambio delle quote di emissione aumenteranno ulteriormente l’onere. Le piccole e medie imprese, in particolare, ne risentono in modo speciale, poiché subiscono con maggiore intensità l’impatto di questa politica.

Allo stesso tempo, sta emergendo una contraddizione fondamentale: gli Stati membri dovrebbero attenuare gli effetti della crisi, ma il loro margine di manovra è fortemente limitato dalle norme dell’UE. La responsabilità viene delegata, mentre il controllo rimane a Bruxelles.

Il fatto che il progetto dell’euro digitale venga portato avanti in parallelo evidenzia le priorità errate della Commissione europea. Anziché concentrarsi sulla stabilità economica e sulla prosperità, si sta procedendo a un’ulteriore espansione degli strumenti centrali di controllo.

Questa politica mette a repentaglio la crescita, la competitività e la coesione sociale in Europa. Ciò di cui l’Europa ha bisogno ora non è un ulteriore inasprimento, bensì un cambiamento di rotta fondamentale verso un’energia accessibile, il buon senso economico e un reale sollievo per i cittadini e le imprese.”