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Mary Khan sull’introduzione del sistema di ingresso/uscita: “L’incapacità di identificare le persone alle frontiere esterne dell’UE viene celebrata come un successo!”

Ufficio stampa del Gruppo ESN · 1 minuto di lettura
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I rappresentanti del Parlamento europeo e dei governi degli Stati membri hanno concordato ieri l’introduzione graduale del cosiddetto Sistema di ingresso/uscita (EES). Mentre la Commissione europea e i media mainstream salutano questo risultato come un successo, l’eurodeputata dell’AfD Mary Khan lo considera una rivelazione inquietante dello stato disastroso delle frontiere esterne dell’UE, che da anni soffrono di controlli gravemente inadeguati:

“Da diversi anni ormai, la Commissione annuncia l’introduzione del sistema di ingresso/uscita (EES) come strumento per migliorare la verifica dell’identità alle frontiere esterne dell’UE. La raccolta di dati biometrici e la registrazione digitale di tutti gli ingressi e le uscite dei cittadini di paesi terzi sono attese da tempo al fine di garantire controlli di frontiera efficaci, prevenire le identità multiple e combattere più efficacemente la migrazione illegale.

Tuttavia, anziché intraprendere azioni decisive, la Commissione ha ripetutamente rinviato l’attuazione del sistema per anni — da ultimo nel dicembre 2024 — trasferendo la responsabilità agli Stati membri, sebbene il lancio originario fosse stato previsto per il 2020.

Nel frattempo, milioni di migranti sono entrati illegalmente senza che la loro identità fosse stata accuratamente verificata o registrata. Ciò ha creato un’enorme lacuna di sicurezza che l’UE ha lasciato crescere nel corso degli anni, a scapito non solo della popolazione europea, ma anche della nostra sicurezza, dei nostri valori e del nostro futuro.

Le conseguenze catastrofiche di questi ritardi rivelano sia un fallimento organizzativo — evidenziato dall’assegnazione dell’appalto alla società informatica Atos, precedentemente guidata dal commissario Thierry Breton e che ha ottenuto solo un successo moderato nell’esecuzione — sia una mancanza di volontà politica nell’affrontare la questione della migrazione illegale di massa.”