“Ancora una volta la Commissione europea oltrepassa le proprie competenze e interferisce negli affari interni — una grave violazione della sovranità di uno Stato membro democraticamente legittimo. La risposta inequivocabile del Primo Ministro Orbán — secondo cui le decisioni relative alle strade dell’Ungheria non vengono prese a Bruxelles — merita non solo riconoscimento, ma anche un ampio sostegno europeo. Un numero maggiore di leader deve opporre una ferma resistenza alla crescente pressione morale e alle tentative ideologiche di accaparramento del potere da parte delle élite dell’UE.”.
La presunta lotta per la tolleranza è stata a lungo strumentalizzata come arma contro i valori conservatori, l’identità religiosa e l’autodeterminazione culturale. Chiunque si rifiuti di sottomettersi a questa dottrina «woke» viene – proprio come vediamo in questo caso – messo pubblicamente alla gogna. Si tratta di un indicatore allarmante dello stato della democrazia europea.
Altrettanto inaccettabile è il comportamento di diversi deputati tedeschi che hanno già annunciato la loro intenzione di partecipare alla parata del Pride, che è stata vietata. Il loro deliberato disprezzo della legge ungherese non solo è presuntuoso, ma danneggia anche la reputazione internazionale del nostro Paese. Mentre invitano altri a unirsi a loro, questi stessi soggetti finiscono per nascondersi dietro la protezione della loro immunità parlamentare — un privilegio che certamente non è destinato a violare le leggi all’estero o a mettere in scena provocazioni politiche in territorio straniero.
La posa moralista di quei parlamentari – che ora si presentano come difensori della libertà – è decisamente grottesca, poiché appartengono a partiti che negli ultimi anni hanno vigorosamente promosso l’immigrazione di massa da paesi a maggioranza islamica, mettendo così in pericolo proprio quelle libertà che oggi, a Budapest, sostengono ipocritamente di difendere.”