Christine Anderson, eurodeputata dell’AfD, ha dichiarato:
“Con il pretesto della tutela dei minori, si sta istituendo un sistema che consentirà alla Commissione di obbligare in futuro gli utenti a rivelare la propria identità per poter utilizzare i servizi online. L’esperienza passata con la legge sui servizi digitali dimostra che ciò che inizia come ‘volontario’ si trasforma rapidamente in una coercizione di fatto.
La tutela dei minori non deve essere utilizzata come pretesto per creare un’infrastruttura che comprometta l’uso anonimo di Internet. Se si concede a Bruxelles un dito, si finirà per concederle un braccio.
Sono pertanto necessari limiti chiari: nessuna verifica obbligatoria dell’età, nessuna estensione graduale dei requisiti generali di identificazione, nessuna introduzione indiretta di una politica del nome reale e nessun trasferimento di competenze a scapito degli Stati membri.”
Mary Khan, eurodeputata dell’AfD e membro della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni (LIBE), ha aggiunto:
“L’app per la verifica dell’età presentata dalla Commissione non è uno strumento proporzionato per la tutela dei minori. Al contrario, crea le basi tecniche per ulteriori misure di controllo su Internet e pone di fatto fine all’uso anonimo dei servizi digitali. I cittadini hanno già sperimentato durante il periodo del COVID quanto possano essere utilizzate in modo antidemocratico tali misure di verifica tecnica. L’Europa non deve diventare uno Stato di sorveglianza!”